Saipem presenta a Expo 2020 di Dubai un’installazione ispirata alle energie rinnovabili

Siglata oggi la partnership tra l’azienda e il Commissariato italiano

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Le verdure tradizionali africane, un potenziale di biodiversità

Un gruppo di ricerca internazionale ha studiato le verdure africane tradizionali, che hanno un alto potenziale nutritivo. Un passo avanti verso la biodiversità, la protezione dell’ambiente e lo sviluppo dell’agricoltura nell’Africa subsahariana

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Fotovoltaico e manutenzione degli impianti domestici: prima di tutto il monitoraggio

La manutenzione è una componente basilare per la buona conduzione di un impianto fotovoltaico.

La convenienza economica della manutenzione tende però ad essere proporzionale alla taglia dell’impianto: più grande l’impianto, maggiore è la convenienza. Quindi, di converso, più piccolo è l’impianto, minore è la convenienza.

E qui ci si scontra con uno dei problemi forse più diffusi che hanno le centinaia di migliaia di impianti fotovoltaici domestici: spesso la loro manutenzione è anti-economica, tant’è che moltissimi proprietari di impianti decidono di non farla.

Almeno dal punto di vista del portafoglio, è difficile infatti giustificare per un impianto da 3 kWp una spesa che può facilmente raggiungere qualche centinaio di euro l’anno per una manutenzione attenta.

Non conviene assolutamente svolgere attività come quelle che vengono svolte tipicamente nel mondo industriale o di scala utility”, ha detto Andrea Brumgnach, Consigliere di Italia Solare a QualEnergia.it. “I costi non si giustificano. Penso che un paradigma importante sia che quando l’impianto è piccolo bisogna muoversi con molta cautela, senza generare costi a priori.”

Purtroppo, per impianti da 3 a 6 kWp, anche se incentivati, in pochissimi fanno la manutenzione, hanno confermato un paio di installatori contattati da QualEnergia.it. Rivolgersi ad aziende qualificate, infatti, può comportare costi maggiori rispetto a quelli che una mancata produzione anche di una certa durata potrebbe determinare.

Come fare, dunque, per mantenere l’impianto di casa in buone condizioni, senza costi troppo elevati?

“Gli inverter hanno comunque sempre un’interfaccia utente composta da una o più spie luminose e un display alfanumerico, per visualizzarne lo stato di funzionamento e i parametri principali”, ha fatto notare Massimo Venturelli, vicepresidente dell’Associazione Tecnici Energie Rinnovabili (ATER). “Forse non è da tutti avere dimestichezza tale con queste macchine per riconoscere eventuali anomalie all’impianto fotovoltaico, ma chiunque dovrebbe sempre essere in grado di interpretare il segnale di una spia luminosa, verde impianto in funzione, rosso errore o malfunzionamento”, ha aggiunto Venturelli.

Altrimenti, ci sono anche altre vie, un po’ più tecnologiche, di facile utilizzo e, non dipendenti completamente dalla costante attenzione delle persone, e quindi più affidabili.

Poiché la manutenzione ha generalmente lo scopo di identificare e prevenire possibili problemi di funzionamento, il modo forse migliore di facilitare tale prevenzione, sostituendo però almeno in parte una manutenzione regolare, è installare un sistema di monitoraggio. Con tali sistemi, sarà infatti semplice capire almeno se l’impianto comincia a produrre di meno rispetto allo storico, e quindi, solo a quel punto, fare eventualmente delle verifiche.

Gli inverter di nuova costruzione sono solitamente già dotati a bordo di un sistema di monitoraggio, con cui ci si può interfacciare scaricando una semplice app sul telefono.

Ma anche per gli inverter di qualche anno fa esistono ormai sul mercato molti sistemiplug & play”, cioè pronti all’uso, che si avviano facilmente inserendo una SIM o un cavo LAN in una delle porte del vecchio inverter, ha indicato Brumgnach, e che offrono prestazioni simili a quelli dei sistemi già integrati negli inverter più moderni, fra cui anche sistemi di allerta in caso di anomalie.

I prezzi di tali sistemi pronti all’uso possono variare da pochissime centinaia fino a un migliaio di euro; una  spesa che, una volta fatta, sarà ammortizzata nel corso degli anni.

Quindi, meglio installare un sistema “plug & play” anche da 150-200 euro che non fare alcuna manutenzione e procedere completamente al buio sullo stato del proprio impianto. Nel novero dei sistemi pronti all’uso, rientrano anche soluzioni che non hanno bisogno di SIM telefonica o di Wi-Fi dedicato, che invece di interfacciarsi con l’inverter si applicano direttamente sul contatore di produzione e sono consultabili sempre tramite app sul telefono.

Bisogna comunque sempre tenere ben presente che la sorveglianza dello stato di funzionamento dell’impianto è un esercizio che deve essere effettuato regolarmente, anche tutti i giorni, ha sottolineato Venturelli.

“Il monitoraggio da solo non basta, a meno che non abbia in sé l’opzione di sorveglianza con annesso servizio di segnalazione puntuale dell’anomalia”, ha detto Venturelli.

“Un impianto incentivato che si spegne banalmente per un semplice intervento di un interruttore di protezione, che a volte accade per sovratensioni sulla rete elettrica dovute a fenomeni atmosferici, può far perdere facilmente fino a 5-10 euro al giorno, e l’utente rischia di accorgersene solo dopo 3 o 4 mesi, quando si accorge che non è arrivato nessun pagamento degli incentivi Gse sul conto corrente”.

In conclusione, i sistemi di monitoraggio sono non solo i migliori surrogati ad una manutenzione vera e propria, ma anche degli alleati indispensabili per la buona conduzione in generale di un impianto fotovoltaico, sia domestico che non.

Se poi, invece, si decide di voler guardare all’impianto fotovoltaico di casa un po’ come un appassionato farebbe con la sua vettura, senza badare cioè troppo a spese, in un prossimo articolo spiegheremo in che cosa potrebbe consistere una manutenzione ordinaria di un impianto domestico, e cioè cosa fare e quando, senza comunque dimenticare del tutto le questioni del portafoglio.

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Nuovi modelli per le banche centrali, valutazione dei rischi sui cambiamenti climatici

E’ l’obiettivo del progetto finanziato da International network for sustainable financial policy insights, research and exchange (Inspire) con la partecipazione del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), l’Istituto di economia della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Rff-Cmcc European Institute on Economics (Milano), università Bocconi, e Politecnico di Milano

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Scenari energetici Usa 2050: impennata rinnovabili e costi intorno ad un punto di Pil

Raggiungere la neutralità del carbonio negli Stati Uniti entro il 2050 rappresenta una sfida imponente considerando che è al secondo posto per tonnellate di CO2 emesse, con più di 5.000 milioni di tonnellate nel 2017, ed è il primo paese per CO2 pro capite. Aumentando l’efficienza energetica, passando alle tecnologie elettriche, utilizzando elettricità pulita, soprattutto […]

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La Shell a processo in UK per disastro ambientale nel delta del Niger

Lo ha deciso la Corte suprema inglese. Shell è responsabile, non può scaricare tutto sulla sua controllata locale. Una decisione che fa da precedente dove è in vigore la common law, quindi anche per Canada, Australia e Nuova Zelanda

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Gestione stazioni di ricarica veicoli elettrici e servizio di sharing a Brescia

Procedura aperta sotto soglia comunitaria per l’affidamento in concessione della fornitura, installazione e gestione di stazioni di ricarica per auto e van elettrici, della gestione dei servizi di sharing di auto elettriche e della gestione dei servizi di sharing di bici elettriche e gestione infrastrutture di ricarica bici all’interno del programma sperimentale nazionale di mobilità […]

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Fornitura di energia elettrica a Caino (BS)

Avviso finalizzato all’individuazione del promotore per la gestione e manutenzione degli impianti di pubblica illuminazione, la relativa fornitura di energia elettrica e l’esecuzione di lavori di riqualificazione degli impianti con conversione a led di tutti i centri luminosi nel Comune di Caino (BS). Importo: 36.000 € Scadenza: 16/3/2021 Bando (zip)     Bandi del giorno Archivio […]

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Energia e ambiente, chi sono i ministri più coinvolti nel governo Draghi

Chi sono i ministri del governo Draghi che più di tutti dovranno occuparsi di temi energetici e ambientali?

In cima alla lista c’è Roberto Cingolani, a capo del nuovo dicastero della Transizione ecologica (ex ministero dell’Ambiente) di cui abbiamo parlato in questo articolo: Un ministero della transizione che parte in salita.

Ricordiamo che il nuovo ministero assorbirà le materie energetiche che rientravano nella sfera del MiSE: dalla gestione del Superbonus per gli interventi di riqualificazione energetica,  agli incentivi alle rinnovabili, fino alla regolamentazione del sistema elettrico con tanti aspetti anche controversi (pensiamo al capacity market e al ruolo del gas vs le rinnovabili).

Cingolani è un fisico e docente universitario; è stato responsabile dell’innovazione tecnologica di Leonardo (ex Finmeccanica) dopo aver ricoperto, dal 2005 al 2019, la carica di direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova.

A dicembre 2015 gli è stato assegnato il Premio Roma per la Scienza e nel 2016 ha lavorato alla creazione dello Human Technopole di Milano. Per quanto riguarda la carriera universitaria, è stato professore associato (fino al 1999) e poi ordinario di fisica generale all’Università del Salento, dove ha fondato e diretto il laboratorio nazionale di nano-tecnologie a Lecce. Ha insegnato anche a Tokyo e negli Stati Uniti.

Il nome di Cingolani sarebbe stato fatto a Draghi anche da Beppe Grillo, ma il nuovo ministro, la cui gestione dell’Iit non è stata esente da critiche, sembra essere in buoni rapporti con varie parti politiche: è intervenuto a diverse edizioni della Leopolda renziana, ha partecipato a incontri del think tank di Enrico Letta VeDrò, al meeting di Rimini di Comunione e Liberazione e al convegno organizzato da Davide Casaleggio “Sum#02 – Capire il futuro”, mentre dal 2020 è membro del Comitato di esperti in materia economica e sociale, istituito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, per fronteggiare la cosiddetta “fase 2” dell’emergenza legata al Covid-19.

Sulle rinnovabili, si spera abbia una visione più aggiornata e articolata rispetto a quanto emerge da recenti interviste come quella pubblicata lo scorso 5 febbraio dal magazine Eni WE, in cui, tra le altre cose, afferma che il fotovoltaico “se non ci fossero incentivi di Stato, avrebbe scarso successo perché ha un costo per watt ancora troppo elevato. È bello, rinnovabile, ma ancora troppo caro.”

Di seguito un riepilogo delle altre posizioni-chiave per quanto riguarda energia e clima, partendo da Stefano Patuanelli (M5S), che nel governo Conte-bis ha guidato il ministero dello Sviluppo economico per poi essere assegnato da Draghi alle Politiche agricole (al posto di Teresa Bellanova).

Patuanelli, ricordiamo, è stato tra i maggiori sostenitori del Superbonus 110% in edilizia.

Sono tante le questioni energetiche e ambientali che possono ricadere sotto l’ombrello delle Politiche agricole, pensiamo ad esempio alla spinta delle associazioni delle rinnovabili per sbloccare le installazioni fotovoltaiche sui terreni agricoli e alle potenzialità dell’agro-fotovoltaico con impianti solari che permettono allo stesso tempo di produrre energia e coltivare il suolo, essendo installati a maggiore altezza da terra.

E poi: sostegno alla filiera del biogas-biometano, tutela della biodiversità, promozione di pratiche agricole cosiddette “rigenerative” a basso impatto ambientale.

Allo Sviluppo economico invece è andato Giancarlo Giorgetti, vicesegretario generale della Lega; nel primo governo Conte era stato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, poi sostituito da Riccardo Fraccaro nel Conte-bis.

Il nuovo ministro dei Trasporti è Enrico Giovannini (sostituisce Paola De Micheli).

Giovannini è un tecnico: economista, statistico, presidente dell’Istat tra 2009 e 2013, ministro del Lavoro nel governo Letta (2013-2014), è anche co-fondatore e portavoce dell’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS).

Proprio Giovannini, come portavoce dell’ASviS, in una recente audizione alla Camera ha messo in luce le mancanze del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e anche del Piano nazionale su energia e clima (Pniec), soprattutto lo scarso allineamento di tali piani con il Green Deal europeo e i nuovi obiettivi Ue per il taglio delle emissioni al 2030.

Insomma è probabile che le istanze ambientali, in particolare in tema di mobilità sostenibile (ricordiamo ad esempio la necessità di accelerare la realizzazione di infrastrutture di ricarica per i veicoli elettrici), trovino in Giovannini un interlocutore di riferimento nell’ambito del nuovo governo.

Un altro tecnico è stato assegnato al ministero dell’Economia: è Daniele Franco (sostituisce Roberto Gualtieri), economista e banchiere, direttore generale della Banca d’Italia dal 2020, è stato anche Ragioniere generale dello Stato tra 2013 e 2019.

Da citare infine, tra i ministri senza portafoglio, Vittorio Colao, a capo del nuovo dicastero per Innovazione tecnologica e transizione digitale.

Colao è un manager (ex amministratore delegato di Vodafone e di Rcs MediaGroup), formatosi all’Università Bocconi e ad Harvard.

Ad aprile 2020 era stato designato dal governo Conte II a guidare la task-force per la ripresa economica post-Covid; nel piano presentato dal gruppo di esperti da lui presieduto, cosiddetto “piano Colao”, c’erano diversi punti su energia e ambiente, come la riduzione dei tempi per autorizzare nuovi impianti a fonti rinnovabili e per sbloccare gli interventi di repowering, oltre al suggerimento di istituire una nuova fiscalità energetica con una carbon tax.

Va detto che la transizione digitale, insieme al Green Deal, è un altro asse portante della politica Ue per la ripresa economica dopo la pandemia, quindi il ministero di Colao potrebbe assumere un ruolo di rilievo nel governo Draghi.

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