Riqualificazione ed efficientamento energetico rete illuminazione pubblica a Monteforte Irpino (AV)

Proposta di parternariato pubblico privato per la riqualificazione e l’efficientamento energetico della rete di illuminazione pubblica a Monteforte Irpino (AV). Importo: 5.406.079 € Scadenza: 21/10/2020 Bando – estratto (zip)   Bandi del giorno Archivio Bandi

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Superbonus 110%, dalla pubblicazione in GU al nuovo mercato digitale

Il Sottosegretario al MEF Villarosa annuncia la registrazione in Corte dei Conti dei due decreti ministeriali Asseverazioni e Requisiti. In attesa dell’entrata in vigore, nasce il primo mercato virtuale dove negoziare i crediti fiscali

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Dalla crisi alla ripresa nel segno dello sviluppo sostenibile

La Commissione Europea, con Ursula von der Leyen, ha apportato un cambiamento sostanziale nelle sue politiche rispetto alla presidenza Juncker: allora non si era maturi per considerare il fatto che le nostre società potessero subire choc destabilizzanti. Von der Leyen l’aveva capito in anticipo, e dopo l’emergenza Covid-19 esorta i Paesi ad attuare una programmazione strategica per la resilienza per essere preparati agli choc, creare strumenti di protezione e preparare cambiamenti verso uno sviluppo sostenibile.

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Ecoforum – I mercati dell’economia circolare

Legambiente, Nuova Ecologia e Kyoto Club, in collaborazione con Conou, organizzano presso Nazionale Spazio Eventi, mercoledì 21 e giovedì 22 ottobre dalle ore 10 alle 17, la VII edizione della Conferenza Nazionale Ecoforum.

L’economia circolare come pilastro del Recovery Plan sarà il tema al centro del dibattito.

La partecipazione fisica presso la sede dell’evento è limitata a un numero ristretto di invitati, giornalisti e/o accreditati stampa.

Gli interessati potranno seguire l’evento sui canali social di Legambiente e de La Nuova Ecologia o registrandosi online.

Programma e iscrizioni

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Dare ossigeno alla ripresa economica post Covid, tagliando la CO2

Un tasso medio annuo di crescita del Pil del 5% nei prossimi anni, per arrivare a un aumento complessivo del 30% al 2020, rispetto a uno scenario senza gli aiuti Ue, con significative ricadute sull’occupazione e sulla riduzione del debito pubblico.

Questi sono alcuni dei risultati economici ai quali possiamo arrivare se useremo le risorse del Recovery Fund puntando sulla decarbonizzazione e abbinandole a una serie di riforme che passano per un approccio ambientale alla fiscalità, una sburocratizzazione di comparti chiave come quello delle rinnovabili e a un ruolo centrale della spesa pubblica nella transizione energetica.

A indicarlo è il nuovo studio “Ossigeno per la crescita. La decarbonizzazione al centro della strategia economica Post-Covid” realizzato da una squadra di esperti provenienti dal mondo economico, accademico, associativo e della consulenza coordinati da Ref-e (link in basso).

“Serve un’innovazione della policy che deve superare le fragilità del nostro sistema decisionale, riconoscere la decarbonizzazione come un’opportunità, tracciare una strategia coerente e solida nel tempo ed innescare l’effetto moltiplicativo degli investimenti privati”, si legge nel rapporto che mette in evidenza il ruolo del taglio delle emissioni nella ripresa economica a livello macroeconomico, di riforme strutturali nei campi della fiscalità, della finanza sostenibile, dell’economia circolare, del Green Public Procurement e del lavoro e di sei settori strategici chiave quali l’industria, l’efficienza energetica, il sistema elettrico, i trasporti, il cibo e l’adattamento ai cambiamenti climatici.

In gioco infatti c’è molto. Il punto di partenza è questo 2020, per il quale Ref-e si attende una caduta del Pil dell’8,4%, un crollo degli investimenti al 16% del Pil e un rapporto debito pubblico/Pil vicino al 160%, con “rilevanti impatti su lavoro e diseguaglianza”.

E questo punto di partenza è un bivio: in uno scenario virtuoso, mostra la simulazione Ref-e, l’accelerazione nel periodo di accesso ai finanziamenti comunitari è imponente, perché dopo il rimbalzo, il tasso di crescita medio annuo si mantiene vicino al 5% per qualche anno per scendere al 3,5% medio e convergere nel lungo termine su livelli vicini al 2%.

“Tale traiettoria è in grado di sostenere la transizione energetica, e generare le condizioni per il rientro del debito”, si spiega e si aggiunge che “il buon utilizzo dei fondi comunitari riporta il Pil al 2030 su un valore del 30% circa superiore a quello in assenza dei finanziamenti comunitari e del 15% rispetto allo scenario conservativo.”

Significativo anche l’impatto sul lavoro: nello scenario preferibile, il tasso di occupazione per la popolazione in età attiva sale dal 57% del 2020 al 68% nel 2030, “ancora inferiore alla media europea ma con un forte miglioramento delle opportunità per i più giovani”. Seppure significativa, la riduzione del rapporto debito/Pil al 2030 nello stesso scenario appare sufficiente a far rientrare sui livelli pre-Covid, ma non a ritornare sui livelli pre-crisi finanziaria del 2008.

Nello scenario conservativo, invece, dopo il rimbalzo del 2021 la crescita procede, negli anni di utilizzo dei fondi comunitari, vicina al 2% per poi convergere nell’intorno dell’1% dopo il 2030. Gli obiettivi di decarbonizzazione sono incerti e non raggiungono il target di lungo periodo di neutralità climatica. Il rapporto debito/Pil non riesce a scendere ancora al 2030 a livelli inferiori al 140%.

La differenza tra i due scenari – si spiega – è fondamentalmente da ricondurre alle assunzioni circa la capacità di spesa dell’Italia che è messa in relazione alla coerenza delle politiche per la decarbonizzazione come segnale per il sostegno agli investimenti privati.

Nello scenario virtuoso, la capacità delle politiche pubbliche permette di impegnare e spendere l’80% delle risorse europee e contestualmente attivare gli investimenti nel settore privato. Nello scenario conservativo, “che riproduce la storica incapacità dall’Italia di sfruttare appieno le risorse comunitarie”, si riesce a spendere solo parte delle risorse Ue, il 50%, in un contesto di riluttanza del settore privato all’innovazione a fronte della crisi di liquidità, a seguito del lockdown, non compensata da una chiara direzione della politica economica e delle scelte per la decarbonizzazione.

Come fare sì che si avveri lo scenario migliore? Molte le direttrici da seguire indicate dal rapporto: si parla ad esempio di coinvolgimento delle Regioni negli obiettivi di decarbonizzazione; fondamentale poi adottare una strategia a lungo termine per la transizione energetica come richiesta dall’Accordo di Parigi e dal regolamento di governance europeo al gennaio 2020, strategia che il Pniec non ha.

Centrale sarà il ruolo dello Stato “non più unicamente come estensore di politiche e misure ma direttamente nel finanziamento della transizione energetica, con le proprie scelte di spesa pubblica, facilitazioni e sostegni alle imprese e alle famiglie e con il sostegno alla ricerca e all’innovazione”.

Il rapporto parla ad esempio del Green Public Procurement, ricordando che abbiamo una domanda pubblica con un volume di spesa di circa 170 miliardi di euro all’anno, ma ricorda anche l’importanza di ridurre il rischio regolatorio rispetto agli investimenti e ai progetti sulla decarbonizzazione.

Sempre parlando dell’importanza della spesa pubblica, le regole europee imposte dal fiscal compact, solo temporaneamente sospese, “dovranno essere ripensate”, si legge ancora nel report.

Ma molto per trasformare il sistema energetico si potrà fare anche agendo sulla leva fiscale: in un’auspicabile riforma “non sarà necessario incrementare il peso fiscale, ma iniziare a riorientare le aliquote in maniera coerente con la decarbonizzazione. La proposta di trasferire sulla fiscalità gli oneri generali di sistema della tariffa elettrica e sostituirli con l’introduzione di una fiscalità coerente con la politica di decarbonizzazione, rappresenta un esempio di questo percorso.”

Importante sarà poi il ruolo della finanza: occorre “disinvestire dai progetti legati ai combustibili fossili, che alimentano il fenomeno del lock-in e con esso l’esposizione dei capitali ai rischi legati al cambiamento climatico”, si avverte.

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È online viessmann.family, il nuovo sito web del Gruppo Viessmann

È online il nuovo portale web mondiale viessmann.family che offre una panoramica completa di tutte le informazioni rilevanti sul Gruppo Viessmann, il marchio, la sua storia, la mission, i progetti sociali, le iniziative di sostenibilità.

Disponibile al momento in tedesco e in inglese, viessmann.family include inoltre le sezioni Newsroom e Career.

Il sito si rivolge a giornalisti e lettori, a politici e influenzatori, ex lavoratori e attuali dipendenti Viessmann, oltre che a candidati interessati a entrare a far parte dell’azienda.

Caratterizzato da una navigazione semplice e intuitiva, si aggiunge ai circa 40 siti web Viessmann presenti nei diversi Paesi del mondo in cui il marchio è attivo.

Il portale mira anche ad attirare nuovi gruppi di utenti interessati alla storia di Viessmann, che – dopo aver letto interviste ai dipendenti o ascoltato un podcast dedicato, aver assistito a una visita guidata degli impianti produttivi o aver visto un post sul canale Instagram dell’azienda – vogliano farsi un’idea della vita lavorativa quotidiana o saperne di più sulla struttura aziendale e sugli obiettivi del brand.

Cinque categorie: Cosa rappresenta Viessmann

Sono cinque le categorie che esprimono chi è Viessmann, cosa rappresenta, cosa fa, come agisce e dove è possibile trovarla. Viessmann.family mostra come l’azienda riconosca la propria responsabilità ecologica, sociale ed economica e cosa significhino per essa la sostenibilità e la responsabilità.

Descritto anche il percorso intrapreso verso la digitalizzazione e quali altri prodotti e servizi comprenda il ventaglio di offerta del marchio, oltre alle soluzioni per il riscaldamento, la climatizzazione e il fotovoltaico.

Attraverso diversi articoli, inoltre, gli utenti possono scoprire come Viessmann intenda plasmare lo spazio abitativo a beneficio delle generazioni future.

Infine, è possibile “conoscere” tutti i membri della grande famiglia Viessmann: ogni dipendente racconta infatti la propria personale storia – dall’AD al mulettista.

Le opportunità nella sezione Career

Per chi desideri crescere professionalmente all’estero, sul sito web è inoltre disponibile la sezione Career, in cui sarà possibile trovare tutte le posizioni aperte e le principali informazioni sulla formazione del personale e sui principi di management in Viessmann.

Al momento la sezione non comprende le posizioni aperte per l’Italia.

È possibile anche informarsi sui percorsi di formazione professionale o sull’alternanza scuola/lavoro presso l’azienda.

La sezione “Lavorare in Viessmann” fornisce inoltre interessanti spunti e possibili ispirazioni, grazie ai ritratti autentici che permettono di conoscere singoli componenti della famiglia, i loro ambiti lavorativi e il loro percorso di crescita.

Aggiornato, internazionale e responsive

Il sito web accoglie anche una Newsroom completamente rinnovata, per essere sempre aggiornati sulle novità sull’azienda.

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Anche la Cina punta a emissioni zero, nel 2060

Anche la Cina ha messo la “neutralità carbonica” nella sua agenda politica.

Il presidente cinese Xi Jinping, parlando all’assemblea generale delle Nazioni Unite, ha affermato che il paese punta a raggiungere il picco delle emissioni di CO2 prima del 2030 e poi a diventare neutrale, in termini di emissioni, entro il 2060 (ricordiamo che il Green Deal europeo punta allo stesso obiettivo ma con dieci anni di anticipo, al 2050).

Ciò significa, in sostanza, azzerare le emissioni nette di CO2.

Il Covid-19, ha dichiarato Jinping nel suo intervento, ci ricorda in particolare che “il genere umano dovrebbe lanciare una rivoluzione verde”.

Il presidente cinese ha poi citato l’accordo di Parigi sul cambiamento climatico, sostenendo che tutti i paesi devono compiere passi decisivi per onorare l’accordo, tanto che la Cina aumenterà il suo impegno adottando politiche e misure più vigorose.

Così Pechino, per la prima volta, ha fatto un esplicito riferimento alla necessità di azzerare le emissioni nette di anidride carbonica nei prossimi decenni, alzando anche la posta in gioco per altri grandi paesi, come l’India e gli Stati Uniti.

La Cina, infatti, è il primo emettitore mondiale di CO2, di conseguenza le sue politiche hanno un enorme potere di condizionare l’evoluzione presente e futura della lotta contro il surriscaldamento globale.

Bisognerà vedere quali azioni concrete seguiranno alle affermazioni di Jinping.

Al momento, ad esempio, la Cina fatica parecchio a uscire dalla fonte fossile più inquinante, il carbone, con decine di nuovi GW tuttora in cantiere.

Ma nel nuovo piano quinquennale che partirà nel 2021, secondo quanto riferito da Bloomberg, il governo cinese dovrebbe puntare a una riduzione della quota di carbone nel mix energetico dal 57,5% al 52% nel 2025.

Per quanto riguarda il settore elettrico, precisa poi Bloomberg in una breve analisi di David Fickling sui dati cinesi per il periodo 2021-2025, Pechino dovrebbe salire al 42% di elettricità “pulita” (da risorse rinnovabili e nucleare), in confronto al 32% circa di oggi.

In pratica, si legge nell’analisi pubblicata su Bloomberg, la Cina dovrebbe installare 80-115 GW di nuovo fotovoltaico ogni anno, oltre a 36-45 GW di eolico, quasi raddoppiando la capacità totale installata nell’eolico in cinque anni (oggi: 241 GW), e più che triplicando la capacità installata negli impianti fotovoltaici utility-scale (oggi: 180 GW).

Pechino manterrà un impegno simile? E riuscirà a evitare la costruzione di nuove centrali a carbone, per non parlare dello smantellamento di quelle esistenti?

Ricordiamo che nel 2019 il mercato FV in Cina era crollato di quasi il 32% con una trentina di GW installati, in confronto ai 44 GW del 2018, anche a causa della nuova politica a zero sussidi che ha ridotto progressivamente gli incentivi al fotovoltaico.

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La Cina si impegna a divenire carbon neutral prima del 2060

Dagli schermi dell’Assemblea generale ONU, il presidente cinese Xi Jinping promette di alzare l’impegno climatico nazionale e annuncia che il Paese raggiungerà il picco emissivo prima del 2030. Per farsi strada, poi, verso la completa neutralità climatica

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Celle solari in perovskite: alta efficenza e stabilità per la 1a volta insieme

Grazia all’applicazione di speciali reticoli metallorganici a due dimensioni, un gruppo di scienziati è riuscito a migliorare la stabilità delle perovskiti senza abusarne la resa

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