Il Nuovo Mercato del Fotovoltaico: Tutto quello che Devi Sapere nel 2023!

Probabilmente
sei al corrente del fatto che chi installa un impianto fotovoltaico a casa
propria fa del bene alla comunità perché riduce le emissioni di CO2 e aiuta a
ridurre le importazioni di energia dall’estero.

Ovviamente, c’è dell’altro.

Sapevi che grazie
alla detrazione al 50% abbinata allo scambio sul posto, l’investimento in un
impianto può ripagarsi da solo in circa 4 anni?

Poiché i
pannelli di ultima generazione offrono un rendimento di qualità per almeno 30
anni, ogni euro investito nel fotovoltaico può produrre un ritorno cumulato di
almeno cinque volte l’investimento iniziale.

Però, per
garantirsi un buon profitto è bene farsi proporre una soluzione su misura,
verificando anche la capienza fiscale richiesta.

Conviene poi
confrontare più preventivi gratuiti, da specialisti del settore selezionati in
base alle caratteristiche del proprio caso, in modo da trovare la proposta più
adatta.

Perché è cambiato il mercato e qual è il giusto modo
per approfittarne?

Nel 2022,
con la rincorsa al fotovoltaico che ha portato a oltre 205 mila impianti installati
in Italia, si era dovuto prendere atto di un significativo aumento dei prezzi, di
ritardi nelle consegne e del fatto che l’attenzione dei progettisti era rivolta
soprattutto a risolvere i problemi burocratici.

Ma ora ci
sono 3 buone notizie:

a) il
prezzo dei moduli si è abbassato
, perché i produttori internazionali sono
riusciti a incrementare la produzione, eliminando anche i ritardi nei tempi di
consegna;

b) si è
abbassato il prezzo delle installazioni perché, terminato nel
febbraio 2023 il meccanismo dello sconto in fattura, le aziende non hanno più i
costi finanziari che portavano a rincari anche del 35%;

c) la
qualità della progettazione torna un elemento
a vantaggio di chi investe
adesso. Superbonus e sconto in fattura avevano portato a logiche di
progettazione più incentrate sulla burocrazia. Adesso i progettisti sono
nuovamente liberi di configurare ciascuna installazione per ottimizzare il
beneficio economico portato al cliente.

Fotovoltaico

Ecco le 3 novità che aumentano il profitto
dell’impianto

Durante gli
anni, gli operatori del settore hanno sviluppato novità e soluzioni per
aumentare la convenienza di un impianto fotovoltaico. Ad esempio:

1) le
pompe di calore
permettono di sfruttare l’energia dai pannelli fotovoltaici
per produrre gratuitamente acqua calda, riscaldamento e climatizzazione estiva;

2) gli
ottimizzatori
 sono dispositivi intelligenti che possono aumentare la resa
dell’impianto del 20-25%, aiutandoti a produrre più energia e quindi ad aumentare
i ricavi;

3) gli
accumuli
 permettono di conservare l’energia prodotta e non consumata
sul momento. Oltre agli accumuli elettrici esistono anche quelli termici,
grazie ai quali una famiglia media può interamente coprire il fabbisogno di
acqua calda nei mesi che vanno da aprile a ottobre.

C’è poi chi
sta approfittando della domotica per il risparmio energetico, che
permette di attivare in automatico elettrodomestici come lavastoviglie o
lavatrice nel momento in cui i pannelli solari producono più energia.

Ma c’è anche
chi sfrutta l’energia del proprio impianto fotovoltaico per alimentare i
fornelli a induzione o le colonnine di ricarica per l’auto elettrica.

Tutto quello che devi sapere su prezzi e incentivi

L’incentivo
più comune è la detrazione del 50% abbinata allo scambio sul posto, che
remunera l’energia immessa in rete. La detrazione al 50% viene ripartita in 10
anni.

Gli
eventuali accumulatori accedono alla detrazione del 50%, mentre le pompe di
calore possono accedere all’ecobonus 65%.

Nel caso di
una villetta il tipico impianto per una famiglia di 3-4 persone è quello da
3kW. Chiavi in mano costa circa 6 mila euro, sui quali applicare la detrazione del
50%. La detrazione fiscale risultante è di circa 300 euro all’anno per 10 anni.

Nel caso
specifico di una famiglia dai consumi medio-alti, una soluzione talvolta
apprezzata è composta da:

  • impianto fotovoltaico da 6kW, al costo di circa
    10mila euro;
  • pompa di calore, al costo di circa 7 mila euro;
  • eventuale accumulo, al costo di altri 7 mila euro
    circa;

in totale circa 24 mila euro, di cui
una parte (fotovoltaico + accumulo) accede alla detrazione 50% e un’altra parte
(pompa di calore) alla detrazione del 65%.

Questo tipo
di intervento, quando realizzabile, è particolarmente apprezzato per i benefici
economici generati dalla pompa di calore, che permette di abbattere anche i
costi di riscaldamento e offre un tempo di recupero dell’investimento spesso
inferiore ai tre anni.

Rispetto al
caso precedente dove avevamo visto una detrazione di circa 300 euro l’anno,
stavolta la detrazione fiscale risultante è di circa 1.300 euro all’anno per 10
anni. Per poterne usufruire con serenità occorre verificare di avere spazio
fiscale sufficiente.

Gli
installatori, prima di proporti il preventivo, sono soliti realizzare
un’analisi per identificare le configurazioni più vantaggiose nel tuo caso,
indicandoti per ciascuna sia i costi sia la previsione del tuo guadagno nel
corso del tempo.

Fotovoltaico

L’alternativa del superbonus

Il
superbonus prevede nel 2023 la maggior detrazione al 90%. È un incentivo
interessante ma valido solo per alcuni casi specifici.

Per accedere
al superbonus l’impianto fotovoltaico dovrà essere installato insieme a uno dei
cosiddetti “interventi trainanti”, come ad esempio il cappotto termico o una
pompa di calore che sostituisca la tradizionale caldaia.

In più, è
necessario migliorare di due livelli la classe energetica dell’immobile, obiettivo
che richiede una seria analisi iniziale.

Da ultimo,
sfruttando il superbonus 90% rinunci al classico incentivo dello scambio sul
posto che remunera maggiormente l’energia immessa in rete. Proprio per questo
chi installa il fotovoltaico con il superbonus di solito preferisce aggiungere
un accumulatore, che comunque usufruisce della detrazione 90%.

Attenzione: nel caso di un’abitazione unifamiliare, per poter
sfruttare il superbonus occorrono due pesanti requisiti aggiuntivi:

  • l’immobile deve essere adibito ad abitazione
    principale;
  • il reddito del proprietario, con alcuni
    aggiustamenti che tengano conto della numerosità del nucleo familiare
    (quoziente familiare), non deve superare i 15 mila euro.

A differenza
dei bonus 50% e 65%, la detrazione fiscale del superbonus viene ripartita non
in 10 ma in 4 anni. Immagina ad esempio di essere l’unico proprietario di un
edificio composto da 3 unità immobiliari e che l’importo dei lavori del
superbonus sia di 100 mila euro: l’importo da detrarre (non banale) sarà di
22.500 euro all’anno per 4 anni.

Fotovoltaico

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I Sistemi di Accumulo per Fotovoltaico e lo Scambio sul Posto: Quali sono i Pro e i Contro?

Quali sono i benefici dello scambio
sul posto? E quali, invece, i vantaggi degli accumulatori per
fotovoltaico?  In questa guida sintetica ma completa ti spieghiamo
tutto ciò che devi sapere prima di fare le tue scelte.

Abbiamo già parlato dei requisiti necessari, delle tipologie di celle e degli elementi principali degli impianti: adesso, invece,
vogliamo concentrarci sulla modalità di utilizzo dell’energia prodotta dai
pannelli solari.

Molte persone, infatti, non sanno cosa scegliere. Meglio installare un
sistema d’accumulo e autoconsumare l’energia prodotta o svendere l’energia
prodotta dall’impianto fotovoltaico con il meccanismo dello scambio sul posto?
Qual è, insomma, la scelta migliore? Autoconsumo o scambio sul posto? Vediamo
più specificatamente che cosa prevedono le due opzioni.

Il meccanismo
dello scambio sul posto

Per capire le differenze che intercorrono tra impianti fotovoltaici con
scambio sul posto e impianti con sistemi di accumulo bisogna ovviamente
comprendere il preciso funzionamento di entrambe le soluzioni. Con lo scambio
sul posto avviene per l’appunto uno ‘scambio’ che – almeno a parole – appare
molto semplice.

Nel momento in cui l’energia prodotta
dall’impianto fotovoltaico è superiore alle esigenze dell’utente, questa viene
automaticamente immessa sulla rete, a fronte di un rimborso sulla bolletta
elettrica per l’elettricità ceduta al sistema.

Un caso tipico è quello relativo all’energia prodotta durante una mattina
particolarmente assolata: in casa non c’è nessuno e quindi, oltre all’energia
utilizzata dal frigorifero, dal freezer e dai vari elettrodomestici in stand
by, non vi è alcun impiego di elettricità.

Sistemi di Accumulo per Fotovoltaico

Dove va a finire l’energia generata dai
pannelli e non utilizzata?

Con il sistema dello scambio sul posto, questa viene distribuita nella
rete. Allo stesso modo, in qualsiasi altro momento,
 quando i pannelli solari non riusciranno a garantire la produzione di
energia, ad esempio in una giornata nuvolosa o di notte, l’elettricità
necessaria verrà invece prelevata dalla rete
, a fronte di un pagamento al gestore.

L’energia ceduta sarà pagata dal GSE.

Chi possiede
già un impianto fotovoltaico conosce bene il meccanismo dello scambio sul posto
e sa che 
non è poi così vantaggioso
.
Negli anni si è osservato che il GSE rimborsa l’energia scambiata a un prezzo
sempre più basso. Basti pensare che l’energia che immettiamo in rete viene
pagata c.a. 0,10 €/kWh, mentre acquistiamo energia a c.a. 0,25 €/kWh.

Sistemi di
accumulo per fotovoltaico: autoconsumo e risparmio 

I sistemi di accumulo, meglio noti come batterie per
impianti fotovoltaici
, sono invece pensati per dare più
autosufficienza e per poter sfruttare a pieno l’energia auto-prodotta
, riducendo così al
minimo le richieste alla rete.

Questo significa che l’energia prodotta in eccesso dall’impianto
fotovoltaico non viene ceduta alla rete, ma conservata nella
batteria.

Con questa riserva di energia, dunque, diventa possibile sfruttare la propria energia pulita anche di notte o in
caso di cielo nuvoloso
, utilizzando l’energia accumulata nelle ore
precedenti.

Oggi tutti i
sistemi di accumulo più all’avanguardia possono essere dotati anche di
funzione 
anti black-out. 

Questa
particolare funzione permette di continuare ad alimentare l’impianto elettrico
tramite l’energia immagazzinata nel sistema di accumulo e prodotta
dall’impianto fotovoltaico, anche in assenza di energia elettrica proveniente dalla
rete.
Con gli accumulatori di ultima generazione
in caso di black-out l’impianto
fotovoltaico rimane in funzione producendo energia che verrà immessa
direttamente nel sistema d’accumulo.

Esistono
varie tipologie di accumulatore per fotovoltaico; prendiamone in considerazione
alcune: 

  • Sistemi di batterie modulari,
    perfette da interfacciare con impianti fotovoltaici da 3kWp o minori.
  • Accumulatori con inverter
    integrati, perfetti per chi non ha ancora un impianto fotovoltaico.
  • Sistemi di accumulo che
    racchiudono un unico grande modulo (con la maggiore capacità) da collegare
    direttamente all’impianto fotovoltaico esistente e dotate di inverter.

Sistemi di Accumulo per Fotovoltaico

Qual è la scelta migliore?

Non vi è
dubbio che, guardando alla convenienza sul lungo termine, 
i sistemi di
accumulo per fotovoltaico risultino la soluzione migliore.

La ragione è
semplice: bisogna infatti calcolare che, quando si parla di scambio sul posto,
il costo dell’energia prelevata è più alto rispetto alla tariffa dell’energia
immessa.

Pur restando connessi alla rete elettrica, dunque, per
sfruttare al massimo la propria energia, è necessario poter contare su un
sistema di accumulo domestico.

L’autosufficienza,
in questo senso, è dunque redditizia, oltre che ecosostenibile e rispettosa
dell’ambiente.

Sistemi di Accumulo per Fotovoltaico

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Ciclo di Vita dei Pannelli Solari: Quanto Dura un Impianto?

Quanto durano i pannelli solari e quali sono i
fattori che incidono sul loro corretto funzionamento? E parliamo in questa
guida, sintetica, ma completa. Sapevi che è proprio la loro lunga vita che
ripaga l’investimento iniziale e abbatte drasticamente l’impronta di carbonio
delle nostre case?

La durata dei pannelli fotovoltaici è uno dei fattori che
rendono davvero conveniente installare un impianto di questo
tipo. In media, un sistema fotovoltaico è garantito per “una vita utile” di
circa 25 anni: si
tratta di una longevità superiore a qualsiasi altro tipo di generatore
di energia, impianto solare termico compreso, che arriva in media a 15 anni di
vita. Tale lunga durata permette all’impianto di ripagarsi, sia in termini
economici, sia in termini di impronta di carbonio, contribuendo a un circolo
virtuoso nella produzione di energia pulita
 e sostenibile.

Forse non sai che il primo caso che attestò la durabilità dei pannelli
fotovoltaici è stato quello dell’impianto sull’isola di Vulcano,
installato circa 30 anni fa. È un impianto ancora attivo ed è dotato di un
rendimento che contribuisce a soddisfare il fabbisogno elettrico dell’isola;
dopo 20 anni dall’attivazione, la produzione era diminuita solo del 6%.

Cerchiamo però di precisare cosa si intende con il termine durata.
I pannelli possono produrre energia per tempi lunghissimi, ma la durata a cui
ci si riferisce in questo articolo, cioè la vita utile, è il periodo in
cui è conveniente lasciare in opera il sistema,
 ossia l’arco temporale
in cui l’energia prodotta e il risparmio ad essa collegato coprono i costi di
esercizio e manutenzione.

Ciclo di Vita dei Pannelli Solari

Quali sono i fattori che incidono sulla
durata dei pannelli solari?

La durata dei pannelli e il corretto funzionamento dell’impianto
fotovoltaico nel tempo sono influenzati da diversi fattori:

·        
Prima di tutto, l’assenza di
componenti meccaniche
 all’interno dei pannelli riduce l’usura
quotidiana media. La trasmissione di energia elettrica attraverso il silicio o
il tellururo di cadmio è un processo con decadimento dei
materiali minimo e quantificabile: ogni cella fotovoltaica soffre di una
riduzione di potenziale annua
 pari al massimo all’1%, in
particolare intorno allo 0,7% per il silicio cristallino e circa dell’1,5% per
i pannelli a film sottile.

·        
Il livello di manutenzione ordinaria incide
certamente sul deterioramento dei pannelli
. La sporcizia che si deposita
sui moduli fotovoltaici riduce tanto l’efficienza, quanto la durata
dell’impianto.

·        
Anche l’area geografica in
cui vengono installati ha una sua rilevanza. In molte zone il livello di
inquinamento dell’aria raggiunge livelli alti a tal punto da influenzare
negativamente la funzionalità dell’impianto. Le polveri sottili si
depositano anche all’interno di ciascun pannello solare e ne inficiano il
rendimento e la durata. Nelle aree marittime invece è la salinità
diffusa dal mare
 a minare il funzionamento del sistema fotovoltaico: nel
lungo termine l’aria del mare ha un effetto corrosivo su alcune parti dei
pannelli. Inoltre, rende opaca la superficie assorbente. In entrambi i casi una
pulizia ordinaria può ridurre gli effetti di questi agenti.

Per far sì che il tuo impianto duri nel tempo e per ottimizzare la
produzione di energia soprattutto nel periodo di massimo irraggiamento, ti
consigliamo una pulizia annuale e un monitoraggio del rendimento dei pannelli
per capire quando è il momento migliore per effettuarla.

Durata dell’inverter

I pannelli hanno una vita talmente lunga che è difficile per gli inverter stare
al passo. L’inverter è il cuore pulsante
del sistema fotovoltaico
e ha la funzione di convertire l’energia
solare raccolta dai pannelli, trasformandola da corrente continua nella
corrente alternata
usata dall’impianto elettrico. Visto il suo ruolo
chiave, bisogna monitorarne il funzionamento: i migliori potrebbero arrivare
anche a 13 anni di vita, ma in genere dopo il decimo anno
cominciano ad avere un calo di rendimento che mina la sostenibilità
dell’impianto. Anche in questo caso la durata è influenzata da diversi fattori:
le condizioni di usura, l’assenza di manutenzione e la possibilità di
surriscaldamento.

Ciclo di Vita dei Pannelli Solari

Durata delle batterie di accumulo

Per le batterie di accumulo invece,
l’elemento che più incide sul deterioramento è la sovraccarica:
continuare a fornire corrente elettrica anche quando la batteria è completamente
carica la danneggia, riducendone la durata. Ma anche in questo caso altri
fattori rilevanti per la salvaguardia della batteria sono la manutenzione, la
temperatura e il modo in cui lavora (sapevi che diversi giorni di pausa possono
essere dannosi?) e le condizioni meteorologiche e climatiche a cui è esposta.
Le batterie migliori, quelle a ciclo profondo agli ioni
di litio
, in fase di test hanno dimostrato una durata potenziale di 7000
cicli di carica
, che corrispondono a circa 20 anni. In casi concreti di
utilizzo si attesta una durata di circa 12 anni, in linea con
garanzie tipiche di prodotto che coprono in generale dai 5 ai 10 anni di
attività.

La durata media reale di un sistema
fotovoltaico è ancora 
ignota, perché quasi tutti gli impianti sono
ancora attivi e funzionanti. La loro 
storia industriale e di
diffusione di massa è molto 
recente: uno dei primi paesi ad
adottarli con larga diffusione insieme alla 
Germania è stata
proprio l’
Italia, non più di 15 anni fa. Inoltre, questi oggetti
hanno 
standard di progettazione e realizzazione
estremamente 
longevi se paragonati a qualsiasi altro bene
durevole. Di fatto i costruttori mediamente li 
garantiscono per circa
25 anni
 per un decadimento non superiore al 15% del
suo valore nominale di potenza da nuovo. In realtà essi continuano a funzionare
anche dopo: questa è una vera rivoluzione tecnologica in controtendenza alle
tipiche psicologie di consumo.

Ciclo di Vita dei Pannelli Solari

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Si può Installare un Impianto Fotovoltaico su un Terreno Agricolo? Ecco cosa dice la Legge!

La legislazione italiana limita la possibilità di installare impianti
fotovoltaici a terra su terreni agricoli.

Può essere installato un impianto fotovoltaico su un terreno agricolo?
Vediamo insieme cosa dice la legge.

Il via libera è
concesso sui terreni demaniali militari e nel caso di impianti fotovoltaici da
installare su aree agricole con titolo abilitativo entro il 25 marzo 2012
ovvero la data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto
liberalizzazioni e comunque l’impianto fotovoltaico deve essere entrato in
esercizio entro 180 giorni.

Le norme che regolano
l’
installazione di impianti fotovoltaici in Italia sono molto precise. E
lo sono a tal punto che nel caso di interessamento di un terreno agricolo
occorre fare rispettare le disposizioni in materia per non incorrere in
smantellamenti e sanzioni.

Di certo c’è che il
fotovoltaico sta trovando sempre più spazio anche dalle nostre parti perché si
tratta di un modo pulito per produrre energia, recuperando in breve tempo i
costi sostenuti per l’installazione dell’impianto.

Il punto centrale
della questione sono i
 vincoli esistenti per lo
sfruttamento dei territori agricoli 
per il fotovoltaico o, più in generale,
per il ricorso alle fonti alternative per la riduzione dell’utilizzo delle
fonti esauribili. Vediamo tutto quello che c’è da sapere nei dettagli.

Agrivoltaico

Un impianto fotovoltaico può essere installato su un terreno agricolo oppure
no?

La legislazione
italiana 
limita la possibilità di installare
impianti fotovoltaici a terra su terreni agricoli
. Il via libera è
infatti concesso sui terreni demaniali militari e nel caso di impianti
fotovoltaici da installare su aree agricole con titolo abilitativo entro il 25
marzo 2012 ovvero la data di entrata in vigore della legge di conversione del
decreto liberalizzazioni e comunque l’impianto fotovoltaico deve essere entrato
in esercizio entro 180 giorni.

Non bisogna sapere
solo questo. Eri al corrente del fatto che gli impianti realizzati devono avere
una 
potenza nominale non superiore a 1 MW? Sapevi che, se
appartengono allo stesso proprietario del terreno, devono essere distanti 2
chilometri e non occupare più del 10% dell’area agricola.

Vale la pena far
presente come esista un
 differente modello che, anziché
sostituire, integri la generazione fotovoltaica nell’organizzazione di
un’azienda agricola. Uno di quelli in cui la produzione elettrica, la
manutenzione del suolo e della vegetazione risulti integrata e concorrente al
raggiungimento degli obiettivi produttivi economici e ambientali del gestore o
del proprietario dei terreni. A rilevarlo è Legambiente, secondo cui la
convivenza tra fotovoltaico e produzione agricola è sperimentata da alcuni anni
e impostata su basi agronomiche. Si tratta del cosiddetto agrivoltaico.

L’agrivoltaico
è un approccio che, unendo l’agricoltura con la produzione di energia
solare
, promette di offrire benefici per il raccolto, lo sfruttamento delle
risorse e l’efficienza energetica.

Cosa prevede
l’approccio all’agrivoltaico?

Questo sistema
energetico permette di introdurre la produzione di energia da solare
fotovoltaico nelle aziende agricole
, integrandola con quella delle colture
e con l’allevamento: i pannelli fotovoltaici vengono posizionati nei campi, con
sistemazione “mobile” a inseguimento solare, a particolari altezze e secondo
geometrie che consentono le lavorazioni agricole e il pascolo.

È una forma di
convivenza particolarmente interessante per la decarbonizzazione del
nostro sistema energetico
, ma anche per la sostenibilità del sistema
agricolo e la redditività a lungo termine delle aziende del settore, che devono
essere protagoniste di questa rivoluzione. È molto utile anche per stimolare il
recupero di terreni agricoli abbandonati.

Conciliare
agricoltura, produzione di energia e sostenibilità ambientale è, dunque, possibile:
con l’agrivoltaico, la produzione agricola non viene intaccata e
l’energia viene prodotta senza consumo di suolo ed emissioni inquinanti in
atmosfera
.

Agrivoltaico

Qual è la normativa
esistente sull’agrivoltaico?

Per consentirne lo
sviluppo va però incentivato il cambiamento sul fronte legislativo esistente, vanno
definite linee guida e scongiurati alcuni preconcetti che potrebbero
rallentarne lo sviluppo
.

È fondamentale,
innanzitutto, che il governo approvi prontamente norme adeguate e
uniformi
, che permettano una realizzazione degli impianti corretta e
trasparente.

Si può sicuramente
fare tesoro delle esperienze passate e la storia recente riguardo
all’installazione del fotovoltaico, nella tutela della conduzione ottimale
dell’agricoltura, evitando rischi spiacevoli di speculazione.

Quali sono i vantaggi dell’agrivoltaico?

La produzione di
energia può rappresentare un aiuto concreto per gli agricoltori,
senza mettere in competizione lo spazio per la produzione di cibo con quello
per la produzione energetica. Ne danno ampiamente prova alcuni casi concreti,
non solo nel nostro Paese, che dimostrano anche come l’ombra generata
dai moduli fotovoltaici sul suolo non incide minimamente nella resa agricola
.

Spesso c’è scetticismo
attorno all’agrivoltaico, relativamente all’eventuale perdita di produttività
delle piante, dovuta alla minor illuminazione del suolo. Alcuni esempi però
hanno mostrato che per alcune specie non vi è alcun impatto, mentre per altre
può esservi addirittura un incremento di produzione. Si è studiato, infatti,
come l’ambiente sotto i pannelli sia più fresco d’estate riducendo i
tassi di evaporazione nella stagione calda e provocando meno stress alle piante
.

Non solo, uno dei
vantaggi dell’agrivoltaico risiede nel contributo al raggiungimento
degli obiettivi climatici europei
. Il raggiungimento degli obiettivi
climatici passa dalla quantità di fonti rinnovabili che ogni paese riuscirà a
installare nei propri territori.

Il maggior contributo
può arrivare appunto dal solare, con tassi di installazione decisamente
superiori a quelli attuali. Molti studi dimostrano come tetti, coperture e
superfici marginali non siano assolutamente sufficienti al raggiungimento di
obiettivi soddisfacenti entro scadenze coerenti con i target europei.

Per questo sarà
necessario utilizzare anche altre superfici, come quelle agricole, coniugando
il lavoro agricolo con quello energetico
.

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Pannelli Solari da Balcone? Ecco tutto ciò che Devi Sapere prima di Installarli!

L’indipendenza energetica si può raggiungere
con un pannellino da balcone? Ovviamente no, ma potrai disporre di un certo
risparmio. I pregi e i difetti dei pannelli solari da balcone in questa guida
sintetica ma completa.

Molti stanno pensando di installare pannelli
solari
 per abbattere i costi, sempre più alti, dell’energia. Qual è la
soluzione per chi non vive in una casa indipendente e deve sottostare alle
decisioni del condominio? La soluzione, almeno parziale, esiste: i pannelli
solari da balcone
.

Si tratta di una soluzione parziale perché
un singolo pannello fotovoltaico da balcone non è in grado di
produrre l’energia elettrica necessaria al fabbisogno di una famiglia o di un
ufficio. Il suo contributo, però, all’alleggerimento della bolletta può essere
interessante.

Pannelli Solari da Balcone

Pannelli solari da balcone: come funzionano?

Un piccolo impianto fotovoltaico
da balcone
 è composto da un pannello o più di uno. I pannelli sono
collegati a un inverter, un’apparecchiatura che trasforma la
corrente continua in alternata e la rende disponibile per
essere utilizzata da qualsiasi elettrodomestico presente in casa.

Quanta energia producono i pannelli solari da balcone?

La potenza viene misurata in Wp,
unità che indica i Watt di picco (massimi) generabili
dal singolo pannello solare.

In genere un pannello fotovoltaico
da balcone
 ha una potenza nominale di 300 Wp o poco
più, e riesce a produrre circa 400 kWh annui.

Ogni pannello misura più o meno 1,70
x 1 metro e pesa una ventina di kg
. Disponendo di un balcone
sufficientemente lungo se ne potrebbero installare tre,
raggiungendo una produzione annua di circa 1200 kWh. Superando,
però, gli 800 W di potenza si perderebbero le semplificazioni
burocratiche e si ricadrebbe nell’installazione di un comune impianto
fotovoltaico.

Il consumo medio di energia elettrica di
una famiglia italiana è stimato sui 2700 kWh l’anno. Avendo lo
spazio fisico sufficiente per installare due pannelli
(ipotizzando un rendimento teorico di 400 kWh x 2 pannelli) si
potrebbe arrivare a coprire all’incirca il 25% del fabbisogno energetico
annuale.

Il rendimento cui abbiamo accennato prevede
l’esposizione a sud, quante più ore di soleggiamento possibile al giorno e un’inclinazione
di almeno 65° rispetto all’incidenza dei raggi solari.

Sul balcone di un condominio, anche se ben
esposto, difficilmente si ottiene un irraggiamento solare costante per tutta la
giornata. Per questo motivo, i rendimenti effettivi sono inferiori rispetto
a quanto promettono alcune aziende.

Pannelli Solari da Balcone

Pannelli solari da balcone: permessi, autorizzazioni e
burocrazia varia

In seguito alla legge di conversione n.
34/2022 del Decreto Legge n. 17/2022l’installazione di
impianti fotovoltaici è stata notevolmente semplificata
. In particolare,
essi sono considerati interventi di manutenzione ordinaria non
soggetti a permessi, autorizzazioni o “atti amministrativi di assenso”.

Per quanto riguarda i centri
storici
 e le aree sottoposte a vincolil’installazione
di pannelli
 integrati nelle coperture che non siano visibili dagli
spazi pubblici esterni e dai punti di vista panoramici è liberalizzata.

Abitando in un condominio, è necessario
inoltrare una comunicazione che riguardi l’installazione dei pannelli, secondo
quanto richiede l’art. 1122 bis del Codice Civile. Molto meglio, al
riguardo, ottenere una delibera autorizzativa da parte dell’assemblea. Il
motivo? Qualche condòmino potrebbe avere da ridire. Attenzione anche ad
eventuali vincoli paesaggistici introdotti dal singolo Comune in determinate
aree.

Per ciò che concerne la potenza
installata, fino a 350 W (e quindi, un singolo pannello) è
necessario solo fare una dichiarazione al gestore di rete (la c.d.
Comunicazione Unica Arera). Per impianti da 350 a 800 W, oltre alla
comunicazione al gestore è indispensabile anche la dichiarazione di conformità
riguardante l’impianto e il suo schema elettrico.

Fondamentale richiedere al gestore
l’installazione di un contatore bidirezionale, in modo tale che
l’energia immessa in rete non venga conteggiata come energia consumata e quindi
inserita in bolletta come costo.

Gli impianti fino a 350 W sono
anche detti “plug & play” e sono i più semplici da utilizzare: è
sufficiente montarli e collegarli direttamente a una presa elettrica che abbia
una sua linea dedicata, con relativo magnetotermico, all’interno dell’impianto
elettrico di casa.

Se l’impianto si mantiene al di
sotto degli 800 W
, l’eventuale energia prodotta in più viene immessa nella
rete nazionale, ma senza aver diritto ad alcuna remunerazione (come avviene
negli impianti fotovoltaici più grandi).

Costo dei pannelli fotovoltaici da balcone e
detrazioni fiscali

Il costo di un singolo pannello dipende
dalla qualità del modulo. In genere, i prezzi variano da un minimo di 300
 a un massimo di 600 €.

Per quanto riguarda gli incentivi, si può
accedere alla detrazione fiscale del 50% della spesa sostenuta,
recuperabile in 10 anni tramite la dichiarazione dei redditi, oppure tramite la
cessione del credito del 50% al soggetto che installa i pannelli, con sconto in
fattura.

Pregi e difetti dei pannelli fotovoltaici da balcone

pregi di un
piccolo impianto fotovoltaico da balcone sono i seguenti:

  • – Riduzione dei consumi: un piccolo risparmio sulla bolletta c’è, in
    effetti, e si aggira intorno ai 90€/anno per pannello.
  • – Dimensioni ridotte: un singolo pannello occupa pochissimo spazio.
  • – Autorizzazioni richieste: nessuna.
  • – Trasportabilità: alcuni pannelli sono ancora più piccoli di
    quelli citati in questo articolo e si possono portare con sé in campeggio,
    in barca, nella seconda casa.

Consideriamo adesso gli svantaggi:

  • – Scarsa autonomia: l’impianto, per ovvi motivi, può coprire solo
    una piccola parte del fabbisogno energetico domestico.
  • – Non garantisce
    l’autosufficienza 
    che
    invece sarebbe assicurata da un impianto fotovoltaico da terrazzo con
    accumulo.

– Ci vogliono anni per
rientrare dall’investimento: 
approssimativamente
da 5 a 10. Le variabili in gioco sono l’energia consumata in rapporto a
quella proveniente dalla rete (maggiore è l’autoconsumo,
meglio è), l’orientamento dei pannelli, la quantità di ore di sole giornaliere
che ricevono, la qualità dei pannelli.


Pannelli Solari da Balcone

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